mercoledì 11 gennaio 2012

Rifiuti Campania, Corte Strasburgo condanna Italia

Clini, lunedi' presenteremo piano a Ue


Lo Stato italiano, a partire dal 1994, non è stato capace di gestire adeguatamente l'emergenza rifiuti in Campania ed è stato condannato per questo dalla Corte dei Diritti dell'uomo di Strasburgo sulla base di un ricorso presentato da 18 cittadini di Somma Vesuviana.

La Corte ha riconosciuto la violazione del diritto alla salvaguardia della vita privata e familiare: lo Stato cioé non può costringere i suoi abitanti a vivere tra i rifiuti. Non é stato però riconosciuto il danno alla salute.

I giudici di Strasburgo hanno ritenuto che la vita e la salute dei ricorrenti non sono state messe in pericolo dall'emergenza rifiuti e che gli studi scientifici presentati dalle parti sull'esistenza di un legame tra un aumento dei casi di cancro e la gestione dei rifiuti in Campania arrivano a risultati divergenti. 

Allo stesso tempo la Corte di Strasburgo non ha riconosciuto l'indennizzo di 15 mila euro per danni morali richiesto dai ricorrenti asserendo che la constatazione della violazione del loro diritto alla vita privata e familiare e' da considerarsi una riparazione sufficiente del danno morale subito. I giudici hanno anche stabilito che lo Stato italiano dovra' versare all'avvocato Errico di Lorenzo, che oltre a rappresentare il gruppo e' uno dei ricorrenti, 2.500 mila euro per le spese legali sostenute. L'avvocato aveva richiesto oltre 20 mila euro.

Bimba in coma: fermato il padre

Da Orio in partenza per l'Egitto. Accusato di maltrattamenti


CREMONA, 10 GEN - E' stato sottoposto a fermo con l'accusa di maltrattamenti in famiglia e lesioni gravissime il padre della bambina egiziana di due anni finita in coma due settimane fa dopo che, secondo quanto avevano raccontato i genitori, era caduta da una scala in casa, a Soresina (Cremona).

L'uomo, A.S., di 29 anni, e' stato bloccato dalle forze dell'ordine di Crema all'aeroporto di Orio al Serio, mentre cercava di imbarcarsi con un biglietto di sola andata per Alessandria.

Sarah, la famiglia aspetta giustizia

In nove alla sbarra, procura: Cosima e Sabrina uccisero



Zia e cugina accusate di averla uccisa, lo zio invece di aver soppresso il cadavere insieme alle due donne, ad un fratello e ad un nipote, e poi quattro presunti favoreggiatori, tra i quali anche un avvocato: e' il quadro che racchiude i nove imputati alla sbarra da domani martedi' 10 gennaio per l'omicidio di Sarah Scazzi, la studentessa quindicenne di Avetrana (Taranto) strangolata il 26 agosto 2010.
Processo che si apre 14 mesi dopo il delitto e a poco piu' di un anno dal ritrovamento del corpo di Sarah in un pozzo in contrada Mosca, nelle campagne del paese, la notte tra il 6 e il 7 ottobre 2010. Corte di Assise in 'rosa' quella chiamata alla difficile decisione, almeno per il ruolo togato: presidente Cesarina Trunfio, a latere Fulvia Misserini, alle quali si affiancheranno i sei giudici popolari.
E, strano scherzo del destino, sono due donne le principali imputate, rinviate a giudizio insieme ad altri sette il 21 novembre scorso. Cosima Serrano e Sabrina Misseri sono anche le uniche persone detenute per questo processo: Cosima e' in carcere dal 26 maggio 2011, Sabrina dal 15 ottobre 2010; madre e figlia dividono da mesi la stessa cella del carcere di Taranto.
Nell'aula di Corte di Assise arriveranno con un pesante fardello di accuse sulle spalle: concorso in omicidio volontario (per la Procura commesso in casa Misseri), sequestro di persona, soppressione di cadavere e furto aggravato del telefonino di Sarah; per Sabrina, anche l'imputazione di calunnia ai danni della ex badante di casa Scazzi. Delitto che, per la Procura, sarebbe maturato per la gelosia di Sabrina nei confronti della cugina, entrambe invaghite dello stesso ragazzo, Ivano Russo.
Michele Misseri, che con la sua prima confessione fece ritrovare il corpo di Sarah per poi chiamare in correita' la figlia Sabrina e successivamente dare piu' versioni sino ad insistere, da mesi, di essere l'unico colpevole di tutto, ora risponde principalmente di soppressione di cadavere. E' in liberta' dal 30 maggio 2011, dopo aver trascorso sette mesi in cella: ha l'obbligo di firma nel pomeriggio alla caserma dei carabinieri di Avetrana e il divieto di allontanarsi dal paese. Vive sempre nella villa di famiglia, in via Deledda 20, dove Sarah ha trovato la morte.
Ad aiutarlo a sopprimere il cadavere, secondo l'accusa, sarebbero stati il fratello Carmine e il nipote Cosimo Cosma, che compariranno in aula da liberi, dopo aver trascorso un paio di settimane in carcere tra febbraio e marzo 2011. La loro posizione giudiziaria e' stata gradualmente attenuata dai pronunciamenti della Cassazione, soprattutto sulla sussistenza dei gravi indizi di colpevolezza, ma intanto dovranno affrontare il giudizio della Corte di Assise.
Di favoreggiamento personale dovranno rispondere tre imputati minori - Antonio Colazzo, Giuseppe Nigro e Cosima Prudenzano - e Vito Junior Russo, ex legale di Sabrina, accusato anche di intralcio alla giustizia.
Sono gia' state stralciate da tempo le posizioni di altri tre indagati accusati di false informazioni al pubblico ministero, che dovranno attendere la fine del processo di primo grado per essere giudicati. Tra questi c'e' Giovanni Buccolieri, il fioraio di Avetrana che racconto' di aver visto, il 26 agosto 2010, Cosima intimare instrada a Sarah di salire in auto (dove c'era presumibilmente, per l'accusa, anche Sabrina), salvo poi riferire due giorni dopo che si era trattato di un sogno.
In aula nei prossimi mesi dovrebbero sfilare oltre 200 testimoni, i cui nomi sono contenuti nelle liste preparate dalla pubblica accusa (rappresentata dal procuratore Franco Sebastio, dal procuratore aggiunto Pietro Argentino e dal sostituto procuratore Mariano Buccoliero) e dal nutrito collegio difensivo. Tutto con una elevata attenzione mediatica che in questi 14 mesi non ha avuto mai veri e propri cedimenti.




'Ndrangheta e appalti, 21 arresti in Calabria Coinvolto anche un dirigente dell'Anas

Operazione dei carabinieri per infiltrazione delle cosche in opere pubbliche


Ci sono anche un dirigente dell'Anas e tre di Condotte d'acqua Spa tra le 21 persone arrestate dai carabinieri del Comando provinciale di Reggio Calabria in un'operazione contro le cosche della 'ndrangheta della fascia ionica. I quattro, che operavano a livello regionale, sono accusati di concorso esterno in associazione mafiosa per contiguità con la 'ndrangheta. Accertata dunque l'infiltrazione delle cosche negli appalti per opere pubbliche.
Le indagini dei militari hanno documentato le infiltrazioni delle cosche della fascia ionica negli appalti per la realizzazione di importanti opere pubbliche. In particolare è emerso che nell'appalto relativo all'ammodernamento della strada statale 106 e nella costruzione della variante stradale del Comune di Palizzi, l'organizzazione criminale ha condizionato tutte le fasi: dal ciclo del calcestruzzo, alle assunzioni, alle forniture di cantiere e alle procedure di sub appalto e nolo. Il provvedimento ha interessato dunque i dirigenti della società appaltatrice (Condotte d'Acqua) e dell'ente appaltante (Anas).

I 21 arrestati vengono ritenuti affiliati o contigui alle cosche Morabito-Bruzzanti-Palamara, Maisano, Rodà, Vadalà e Talia, attive nel "mandamento jonico" e in particolare nei comuni di Bova Marina, Palizzi, Bruzzano Zeffirio e Africo.

I capi d'accusa
Nei provvedimenti, emessi dal gip di Reggio Calabria su richiesta della Dda, vengono contestate le accuse di associazione di tipo mafioso, concorso in associazione di tipo mafioso, intestazione fittizia di beni, truffa aggravata, danneggiamento aggravato, procurata inosservanza di pena, frode in pubbliche forniture, furto aggravato di materiali inerti, crollo di costruzioni o altri disastri dolosi, violazione delle prescrizioni alla sorveglianza speciale di pubblica sicurezza, tutti aggravati dall'aver favorito un sodalizio mafioso.

L'operazione, denominata "Bellu Lavuru 2", è il seguito di una precedente operazione condotta nel giugno 2008 incentrata sui lavori di ammodernamento della statale 106 ionica.


Roberto Baggio torna a fare gol, ma è quello brasiliano...

I genitori hanno chiamato con il nome del "Divin Codino" il figlio nato 17 anni fa dopo il rigore sbagliato dal giocatore azzurro nella finale dei Mondiali '94



Roberto Baggio torna al gol. Non si tratta però del magico "Divin Codino" italiano, ma di un 17enne omonimo brasiliano. Il ragazzo ha segnato in una delle partite della Coppa Sao Paulo junior, uno dei più importanti tornei giovanili locali. Una rete che non è passata inosservata per gli amanti del calcio. Faro del centrocampo dell'Americano del Maranhao, il giovane si chiama così per l'errore dal dischetto di Roberto Baggio durante la finale dei Mondiali del '94.
 Nel dettaglio l'Americano del Maranhao, stato situato nella parte nord-orientale del Paese, ha battuto per 2-1 il Vila Nova nel match giocato allo stadio Martins Pereira, a Sao Josè dos Campos. La prima rete della squadra vittoriosa è stata segnata al 23' pt proprio dal 17enne Roberto Baggio, n.8 e talento dell'Americano, di cui spesso "illumina" il gioco. 
 
Il ragazzo si chiama così, ha spiegato lui stesso intervistato da Sport Tv "perché mio padre nel 1994, anno in cui sono nato il 9 agosto, stava assistendo davanti alla tv alla finale dei Mondiali fra Brasile ed Italia. Al momento del rigore di Baggio, papà giurò che se il n. 10 azzurro avesse sbagliato avrebbe dato il suo nome al figlio che gli stava per nascere, cioè io. E così ha fatto, e per questo all'anagrafe sono Roberto Baggio". 
 
Ma sul campo il Roby Baggio brasiliano somiglia a quello italiano? "Lui è stato un grande del calcio italiano, un idolo, ed io sono orgoglioso di chiamarmi come lui".

Restauro del Colosseo, si indaga sull'accordo firmato con la Tod's di Diego Della Valle

Aperto un fascicolo sulla convenzione siglata dall'allora commissario straordinario Cecchi


La Procura di Roma e la Corte dei Conti hanno aperto un'indagine sull'accordo firmato con Diego della Valle per il restauro del Colosseo. Lo rende noto la Uil, che all'indomani della convenzione siglata dall'allora commissario straordinario Roberto Cecchi, oggi sottosegretario del ministero dei Beni culturali, aveva presentato un esposto alla magistratura.
La Procura di Roma, precisa infatti la segreteria nazionale della Uil, "ha aperto un fascicolo (n.51108) e il procuratore capo ha affidato l'incarico di seguire l'esposto denuncia al magistrato Maria Letizia Golfieri. Analogo fascicolo è stato aperto dalla Procura della Corte dei Conti". I rappresentanti del sindacato sono stati ascoltati in merito nelle ultime settimane, mentre il sottosegretario Roberto Cecchi sarà sentito in questi giorni.

Sulla vicenda, in seguito alla segnalazione del Codacons e della Uil, stanno lavorando poi gli uffici del Tar e dell'Antitrust. Proprio negli ultimi giorni l'associazione dei consumatori aveva reso note le osservazioni inviate dall'Authority al ministero. Tutto secondo le regole, aveva replicato Cecchi, che avrà 60 giorni per rispondere alle osservazioni dell'Antitrust.

La Uil ricorda inoltre che aveva chiesto di far luce "sulle eventuali responsabilità penali ed erariali relativamente alla convenzione 'segreta' concernente il cosiddetto restauro del Colosseo" e sottolinea che "a tutt'oggi ancora non risulta pubblicato nessun documento da parte della gestione Commissariale e del Mibac".

Denunciando l'accordo del 21 gennaio 2010, la Uil chiedeva anche di accertare "l'attività posta in essere dal Commissario Delegato e in parte dalla stessa Soprintendenza", sollevando interrogativi, aggiunge il sindacato, "ripresi dall'Antitrust sulla legittimità". Secondo il sindacato l'accordo con la Tod's "rappresenta una dismissione del Colosseo e su questo non c'è mai stato un qualsiasi parere del Comitato tecnico scientifico dei beni archeologici".

Terrore nei centri commerciali, 5 rapine in un'ora e mezza. Armi puntate sui clienti

In azione sempre la stessa banda, bottino di 42mila euro
«A terra, faccia in giù». Cassiera sviene per la paura

NAPOLI - Cinque rapine in un’ora e mezza. La stessa banda di malviventi ha preso d’assalto supermercati e centri commerciali tra Casoria, Afragola e Arzano, seminando il panico tra la folla di clienti del sabato pomeriggio: centinaia di persone sono state costrette a stendersi sul pavimento a faccia in giù sotto la minaccia delle armi, mentre i banditi con il volto coperto da caschi integrali (e molto probabilmente imbottiti di cocaina) svuotavano le casse.

Come appendice della sequenza di raid, all’ora di pranzo della domenica, l’irruzione in un centro di scommesse sportive all’interno della galleria commerciale ex Mandi nel parco Le Porte di Napoli, ad Afragola. La notizia della catena di aggressioni non è stata divulgata dalle forze dell’ordine ma dagli stessi lavoratori degli ipermercati, che hanno sottolineato la gravità del fenomeno delle rapine ai centri commerciali, iniziato una ventina di giorni fa con il colpo alla Decathlon di Casoria messo a segno una ventina di giorni fa, e del rischio che corrono gli addetti alle casse, gli unici ad avere a disposizione forti somme di contanti. 

E a tirare le somme, in quell’ora e mezza di frenetica attività criminale, i banditi hanno razziato circa 22 mila euro: aggiunti ai 20mila euro circa del colpo effettuato il giorno dopo nel centro di scommesse sportive fanno un bottino di tutto riguardo, ben più alto di quanto sia possibile portar via da una banca o da un ufficio postale, protetti dai più moderni sistemi di sicurezza e dalla ridotta presenza di denaro contante.

Il sabato criminale inizia alle 18 sulla circumvallazione esterna, nel tratto di Casoria. In quattro, armati e con il volto coperto dai caschi integrali, fanno irruzione nel supermercato Max Più, rapinato già cinque volte nel solo mese di dicembre. E per questo razziano solo trecento euro, non prima di aver messo a faccia in giù i clienti. La banda sparisce a bordo di due moto, una Transalp e una Honda Sh con le targhe coperte, le stesse utilizzate in tutta la sequenza di assalti. Mezz’ora dopo, i quattro si materializzano presso le casse del nuovo punto vendita della rete Conad sulla ex statale Sannitica, tra Casoria e Afragola.

L’ipercash è pieno come un uovo. Ma poco importa ai malviventi, a quali la cocaina da il coraggio e la velocità. In silenzio piombano sulle casse, pistole spianate. Una delle impiegate sviene per la paura. Due banditi, costringono un centinaio di clienti, tra i quali molti bambini, a mettersi a faccia in giù. Rapinano qualcosa come 15 mila euro e poi scappano ancora, in direzione di Afragola. Sulla stessa Sannitica, a meno di un chilometro da Conad, è aperto il supermercato Md. 

E alle diciotto e quaranta la banda mette a segno un altro colpo, rapinando - tra il terrore dei clienti - duemila euro. Poi un breve intervallo per chiamare rinforzi. Quaranta minuti dopo, esattamente alle diciannove e venti, al gruppo si aggiungono due complici; in sei fanno irruzione nel centro commerciale Leroy Merlin, sulla provinciale Arzano - Casandrino. E anche qui più di cento persone sono costrette a sdraiarsi sul pavimento, pregando perché tutto finisca bene. 

I malviventi sono rapidi come al solito, razziano i soldi dalle casse. Una di queste però si inceppa. Il bandito la scaraventa a terra e poi, utilizzando il calcio della pistola a mo’ di martello, riesce a scardinarla. Portano via più di tremila euro. A cinquecento metri da Leroy Merlin c’è una stazione di servizio Q8. E sulla strada della fuga, i banditi con le moto entrano nel piazzale del distributore a tutta velocità. Il titolare capisce subito di essere finito nel mirino, davanti a quattro pistole spianate non può fare altro che consegnare mille euro d’incasso. Ma la scia di terrore non è finita.

La sesta «impresa» della banda viene messa a segno domenica, all’ora di pranzo. La sede del centro scommesse Intralot, nella galleria ex Mandi di Afragola, è affollatissima. I rapinatori si presentano in sei, più di quaranta clienti finiscono sul pavimento a faccia in giù mentre vengono svuotate le casse. Bottino, 20mila euro.

Lodi, bambino di 4 anni investito e ucciso mentre va a scuola

MILANO - Un bambino di 4 anni è stato investito e ucciso, stamani, a Borghetto Lodigiano (Lodi), davanti alla scuola materna dove si stava recando. Ne ha dato notizia il 118, che ha potuto solo constatarne il decesso.

Un altro omicidio nella notte è tornata la guerra di camorra

NAPOLI - Un pregiudicato, Patrizio Serrao, di 52 anni, è stato ucciso la scorsa notte in un agguato avvenuto a Melito. Si tratta di un omicidio che i carabinieri della compagnia di Giugliano in Campania, ai quali sono affidate le indagini, ritengono si inserisca nella faida in atto all'interno al gruppo di camorra degli «scissionisti». Il clan alcuni anni fa, dopo una sanguinosa guerra con decine di omicidi, era riuscito a prendere il sopravvento sul gruppo dei Di Lauro che per lungo tempo era stato egemone nel quartiere Secondigliano e nel confinante comune di Melito. 

Due giorni fa, sempre a Melito, due cadaveri bruciati erano stati trovati all'interno di un'automobile data alle fiamme nei pressi del cimitero di Melito. Serrao la scorsa notte stava per rientrare a casa, in Via Umbria, quando è stato raggiunto ed ucciso da uno dei numerosi proiettili sparati da persone rimaste sconosciute. I carabinieri hanno trovato a terra alcuni bossoli di pistola calibro 9 semiautomatica. Il cadavere dell'uomo è stato trasferito all'istituto di medicina legale del II Policlinico.

Secondo una prima ricostruzione l'uomo sarebbe stato affrontato da almeno due sicari. Per Serrao non c'è stato scampo. L'uomo, originario di Miano, altro quartiere napoletano che confina con quello di Scampia, da qualche tempo si era trasferito a Melito. I Carabinieri della Compagnia di Giugliano stanno passando al setaccio il passato della vittima ma vogliono anche accertare chi abbia incontrato negli ultimi tempi. L'uomo è stato ucciso con una pistola calibro 9. Lo stesso tipo d'arma è stato utilizzato dai sicari per uccidere lo scorso 5 gennaio Rosario Tripicchio.