Morgan da la sua spiegazione all'episodio che lo riguarda.
lunedì 9 gennaio 2012
Cavani segna, De Sanctis si arrabbia Veleno sul web contro il Napoli/ Video
Cavani che segna il 4-1 del Napoli sul Lecce? La telecamera da dietro la porta inquadra il portiere partenopeo Morgan De Sanctis, che allarga la braccia in un gesto di apparente dispiacere; e dietro la rete Cristiano Lucarelli, infortunato, che informa il compagno di squadra dei minuti mancanti alla fine.
È questo il video che da YouTube lancia sospetti sulla partita dello scorso anno, poi finita 4-2 per il Napoli, e che ha provocato la reazione di De Sanctis. «L'ho potuto vedere solo mezz'ora fa - ha detto il portiere - attenti alla caccia alle streghe. Non c'è nulla di strano, il mio era solo un gesto di liberazione, perchè venivamo da tre pari consecutivi, l'ultimo dei quali un 3-3 rocambolesco con la Juve. Con il Lecce eravamo andati sul 3-0, poi loro avevano accorciato le distanze e rischiato di raddoppiare. Chi mi conosce sa che esulto solo negli spogliatoi».
De Sanctis ha concluso con un invito: «Chi ha messo quel video su YouTube venga a Castelvolturno a farmi le stesse domande che ha postato con il video. Risolverò i suoi dubbi, di fronti ai media».
Nessuna presa di posizione ufficiale da parte del Napoli sul video. Tuttavia da fonti vicine alla società, si sottolinea come De Sanctis fosse innervosito dall'andamento di una partita che il Napoli non riusciva a chiudere e che dunque la reazione fosse da ricondurre a un gesto di liberazione per un gol che, a pochi minuti dalla fine, dava di fatto i tre punti agli azzurri. È per lo stesso motivo - si fa notare ufficiosamente - che De Sanctis chiede a Lucarelli quanti minuti mancano alla fine dell'incontro.
Nessun flusso anomalo di scommesse. Nessun flusso anomalo di scommesse su Napoli-Lecce - secondo quanto apprende Agipronews - né sul totalizzatore nazionale cui sono collegati tutti i concessionari autorizzati dai Monopoli di Stato né verso il bookmaker austriaco SkySport365.
Mosca, esplosione in un ristorante italiano Morte due dipendenti, 26 le persone ferite
Lo scoppio potrebbe essere stato causato da una delle bombole di gas presenti nel locale. Il consolato generale d'Italia sta verificando se nel ristorante fossero presenti cittadini italiani
E' di due donne morte e 26 feriti il bilancio dell'esplosione in un ristorante italiano di Mosca. Lo hanno reso noto fonti del ministero dell'Intero russo citate dall'agenzia Interfax. Lo scoppio, secondo radio Kommersant, potrebbe essere stato causato da una delle varie bombole di gas presenti nel ristorante Elvidora, invaso dalle fiamme ed evacuato dai soccorritori. Le due vittime erano dipendenti del locale.
I ferimenti sono stati causati per lo più dalle schegge di vetro scagliate dalla deflagrazione.
Funzionari del ministero delle Emergenze russo hanno subito raggiunto il ristorante, che si trova nella zona sud-ovest della capitale. Le fiamme, che hanno investito un'area di 300 metri quadrati, sono state domate.
Il consolato generale d'Italia è al momento in contatto con il ministero delle Emergenze per verificare se nel locale fossero presenti cittadini italiani.
Traffico di cocaina dalla Spagna arrestato anche ex capo ultras Fedayn
NAPOLI - Era guidata dai fratelli Fabio e Giuseppe Sabatino, di San Giorgio a Cremano, con la collaborazione di Massimiliano Amato, già a capo del gruppo ultras «Fedayn Eam Napoli», l'organizzazione criminale dedita al traffico internazionale di cocaina tra Campania, Sud America e Spagna sgominata oggi dalla Guardia di Finanza di Napoli. In manette tredici dei diciotto destinatari dell'ordinanza di custodia cautelare in carcere emessa dal gip del Tribunale di Napoli su richiesta dalla Dda partenopea. Nell'abitazione di uno degli arrestati sono stati anche sequestrati sei Rolex e 4mila euro in contanti.
L' «Operazione Ultras» conclude le indagini avviate nel settembre del 2005 dalla Dda di Napoli che hanno portato anche al sequestro - in due riprese - di oltre 51 chilogrammi di cocaina la quale, immessa sul mercato, avrebbe fruttato oltre tre milioni di euro. Una vicenda che ha visto anche la recrudescenza dei rapporti tra fornitore spagnolo e gli acquirenti napoletani dopo il secondo sequestro operato dalle fiamme gialle nel giugno del 2006: la droga giunse in Italia ma fu individuata dalle forze dell'ordine. Niente droga significò niente introiti e, quindi, nessun pagamento ai venditori. Numerosi furono i solleciti di pagamento che giunsero in Campania dalla Spagna. I trafficanti iberici pretendevano il pagamento di quanto dovuto, circa 1,2 milioni di euro, e l'invio di un affiliato all'organizzazione. Viaggio che fu poi intrapreso, il successivo mese di agosto, da Fabio Sabatino ma senza soldi e solo con l'intento di testimoniare il sequestro da parte delle forze dell'ordine. Il gesto non fu gradito dal trafficante spagnolo che per costringere il fratello Giuseppe a onorare il debito, rapì Fabio. Giuseppe, preoccupato per le sorti del fratello, si recò in Spagna con 200mila euro per pagare parte del debito e ottenere il rilascio di Fabio. Il rapimento di Fabio Sabatino vide anche il coinvolgimento della direzione centrale dei servizi antidroga del Ministero dell'Interno il quale affidò le indagini al Grupo secuestros dell'Udyco Central di Madrid. Fabio Sabatino, però, riuscì a liberarsi e l'intervento della polizia spagnola consentì di arrestate l'organizzatore del rapimento, il narcotrafficante andaluso Marquez Reina Josè Manuel di Siviglia, e altri sette affiliati. Il rapimento di Fabio Sabatino non fu denunciato alle autorità italiane dai suoi familiari per il timore che emergesse il traffico internazionale di stupefacenti.
L' «Operazione Ultras» conclude le indagini avviate nel settembre del 2005 dalla Dda di Napoli che hanno portato anche al sequestro - in due riprese - di oltre 51 chilogrammi di cocaina la quale, immessa sul mercato, avrebbe fruttato oltre tre milioni di euro. Una vicenda che ha visto anche la recrudescenza dei rapporti tra fornitore spagnolo e gli acquirenti napoletani dopo il secondo sequestro operato dalle fiamme gialle nel giugno del 2006: la droga giunse in Italia ma fu individuata dalle forze dell'ordine. Niente droga significò niente introiti e, quindi, nessun pagamento ai venditori. Numerosi furono i solleciti di pagamento che giunsero in Campania dalla Spagna. I trafficanti iberici pretendevano il pagamento di quanto dovuto, circa 1,2 milioni di euro, e l'invio di un affiliato all'organizzazione. Viaggio che fu poi intrapreso, il successivo mese di agosto, da Fabio Sabatino ma senza soldi e solo con l'intento di testimoniare il sequestro da parte delle forze dell'ordine. Il gesto non fu gradito dal trafficante spagnolo che per costringere il fratello Giuseppe a onorare il debito, rapì Fabio. Giuseppe, preoccupato per le sorti del fratello, si recò in Spagna con 200mila euro per pagare parte del debito e ottenere il rilascio di Fabio. Il rapimento di Fabio Sabatino vide anche il coinvolgimento della direzione centrale dei servizi antidroga del Ministero dell'Interno il quale affidò le indagini al Grupo secuestros dell'Udyco Central di Madrid. Fabio Sabatino, però, riuscì a liberarsi e l'intervento della polizia spagnola consentì di arrestate l'organizzatore del rapimento, il narcotrafficante andaluso Marquez Reina Josè Manuel di Siviglia, e altri sette affiliati. Il rapimento di Fabio Sabatino non fu denunciato alle autorità italiane dai suoi familiari per il timore che emergesse il traffico internazionale di stupefacenti.
Busta con polvere sospetta destinata a Equitalia scoperta a Ischia Postino in ospedale per controlli
ISCHIA - Una missiva contenente polvere di colore azzurro e destinata ad Equitalia è stata trovata da un portalettere nel sacco di corrispondenza che aveva appena svuotato nell'ufficio di località San Francesco, a Forio, sull'isola d'Ischia. I carabinieri hanno sequestrato la lettera mentre i vigili del fuoco hanno provveduto a bonificare l'ufficio. Il portalettere è stato accompagnato, a scopo precauzionale, in ospedale.
Milano: Rapina al kebab
L'assalto nel Milanese: il bandito minaccia con una pistola il titolare, che però gli tiene testa
E' venuto dentro con la pistola in mano e mi diceva: 'dammi i soldi, ti ammazzo'". Momenti di terrore, quelli vissuti dal turco Murat, titolare di un kebab a Pioltello, nel Milanese. Un rapinatore - un italiano secondo quanto risulta ai carabinieri - ha fatto irruzione nel locale del turco, ma lui, con grande sangue freddo, gli ha tenuto testa. Il tutto sotto l'occhio di una telecamera di sorveglianza artigianale costruita da Murat con una webcam.
"Io ho aperto la cassa - racconta ancora l'uomo al settimanale locale La Gazzetta della Martesana - e gli ho fatto vedere che non c'era quasi niente. Ho preso in mano due 5 euro e glieli ho fatti vedere ma non li lasciavo. Così se voleva prenderli doveva venire vicino, e io potevo rubargli la pistola". Alla fine il bandito se n'è dovuto andare con un bottino di soli 60 euro, inseguito dal ristoratore e da un assistente armati di bastoni.
Napoli, trovati due corpi carbonizzati in auto: si segue la pista camorristica
I cadaveri erano a bordo di una vettura rubata e data alle fiamme
Due cadaveri carbonizzati sono stati trovati in un'auto bruciata a Melito, nell'entroterra napoletano. La vettura, una Punto risultata rubata, è stata rinvenuta dai carabinieri in Via Papa Giovanni XXIII su segnalazione dei vigili del fuoco. Le vittime al momento non sono state ancora identificate. Dopo lo spegnimento del rogo, il ritrovamento dei due cadaveri carbonizzati da parte dei pompieri.
Probabile che le due vittime siano state prima uccise e poi infilate nell'auto data alle fiamme. I due corpi non sono stati ancora identificati.
Melito è una delle zone che negli anni a metà tra il 2000 e il 2010 fu coinvolta nella faida tra il clan di Lauro e gli scissionisti di Secondigliano e Scampia. Gli investigatori ritengono che per le modalita' di esecuzione il duplice omicidio possa essere maturato in ambito camorristico.
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